IronMan 70.3 Dublin-Irlanda

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La sera prima dell’ IronMan 70.3 di Dublino sono in albergo e nel tentativo di rilassarmi rileggo la mail del coach cercando di focalizzare i consigli per la gara. Sveglia alle 4.30 del mattino. Provo a mangiare un po’ di riso, alternandolo con qualche fetta di pane e marmellata, ma alle 5 il mio stomaco è chiuso e si rifiuta. Mando giù un caffè per cercare di riattivarmi, ancora stordito dalle poche ore di sonno. Alle 5.30 il taxi è fuori ad aspettarmi per arrivare alla partenza dell’Ironman 70.3 di Dublino (lo start è in località Dún Laoghaire, una baia che dista 12 km dal centro di Dublino). Lungo la strada passo a prendere Bruno, venuto da Roma per affrontare anche lui il 70.3. Bruno negli ultimi due giorni è una mummia, non parla e sente tantissimo la tensione pre-gara (si vede che vuole fare il tempone sotto le 5 ore). Un consiglio spassionato: se decidete di partecipare ad un IronMan con Bruno assicuratevi che ci sia anche Lidia (sua moglie), almeno in 3 giorni avrete qualcuno con cui parlare. Al contrario di Bruno io sono abbastanza rilassato, forse anche troppo, non ho grandissimi obiettivi ma sarei stracontento di finire la gara sotto le 5 ore e 30. Negli ultimi mesi sono riuscito a trovare la giusta costanza negli allenamenti, anche grazie a Strong (il mio coach), che tirandomi per le orecchie dall’Italia mi ha spinto minacciato a non mollare. Mi sento bene, non ho molta ansia, e so che posso fare quello per cui mi sono allenato negli ultimi 7 mesi.

Alle 6.15 siamo già all’interno della prima transition area (quella del passaggio tra la frazione di nuoto e la frazione bici). Sistemiamo le ultime cose sulle nostre bici e ci infiliamo le mute. Mi spalmo vaselina sul collo, sulle mani e sui piedi per limitare al minimo il contatto con l’acqua gelida (13 gradi) della baia.

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Io e Bruno siamo nella stessa onda, quella della fascia di età 30-34, con partenza alle 7.30 del mattino. Alle 7.00 siamo già in coda aspettando il nostro turno. Fa freddo e cerco di muovermi il più possibile per riscaldarmi. Sento il bisogno di andare in bagno, ma ormai la muta è bella chiusa e non ho la minima intenzione di togliermela per poi doverla rinfilare a fatica. Svagando il più possibile quindi, decido di farmi la pipi addosso. Sensazione stupenda. Mi riscaldo le gambe che è una favola. Unico problema? Dopo un po’inevitabilmente la base della mia muta incomincia a gocciolare vistosamente, mi allontano dagli altri atleti, qualcuno tra gli spettatori se ne accorge e mi guarda ridendo. Io penso: “cazzo ridete? Infilatevi voi in una muta in neoprene alle 7 del mattino!”.

Mi ingriglio di nuovo nella mia onda, partenza rolling start, ultimo sguardo con Bruno, un “in bocca al lupo” a vicenda, e alle 7.30 sono finalmente in acqua. Adesso si fa sul serio e ci sarà da faticare. Le prime bracciate sono coltellate lungo la schiena. L’acqua gelida entra nella muta e nei primi minuti accuso tanto il freddo. Cerco di trovare da subito un ritmo buono ma non esagerato. Nuoto decisamente bene, ho sempre le prime 4 boe a vista, e seguo quelli che mi nuotano davanti. Bevo solo in un’occasione  l’acqua salata della baia quando un atleta mi affianca sulla destra per supermi. Dopo i primi 800 metri, a causa degli occhialini appannati perdo l’ultima delle 4 boe e tiro dritto invece di svoltare a sinistra. Mi ritrovo davanti a un tizio su di un surf, mi fermo, mi guardo intorno e mi accorgo che la boa è alla mia sinistra, lontana una 20ina di metri. Sono fuori traiettoria!!! Rientro, passo la boa e cerco di puntare dritto tenendo a vista il gonfiabile giallo dell’arrivo. Esco dall’acqua dopo 1.9 km aiutato dai volontari con un tempo di 32 minuti e un passo di 1.39 min /100 m.

Ho perso completamente la sensibilità a mani e piedi a causa del freddo. Corro verso la transition area, prendo la bike bag, mi infilo nella nude changing, mi tolgo la muta e mi vesto completamente. Fuori ci sono 17 gradi e il tempo e’ imprevedibile in Irlanda. Se ne vanno via così quasi 10 minuti nella prima transition area. Troppi, ma di sentire freddo in bici non ne ho proprio voglia, considerando che dopo i 90 km ho una mezza maratona da fare. Nei primi km in bici sento un pò le gambe addormentate, ma devo solo scaldarmi. Fisso in Z2, mi dico, sforando in Z3 solo negli strappetti in salita, come suggerito dal coach.

Vanno via i primi 10 km, quelli di collegamento dalla baia al centro di Dublino, dove la frazione bici corre lungo il fiume Liffey. La città è ancora addormentata e le prime raffiche di vento mi sbattono subito in faccia. “Andiamo bene” mi dico, “se ho tutti i 90 km contro vento oggi mi crepo per bene”. Invece no, uscito dal centro di Dublino il vento si abbassa, e in una manciata di km sono già nel countryside. Il percorso è veloce, solo 500 metri di dislivello e 3 strappetti in salita di un un centinaio di metri suddivisi tra i 90 km totali. Se hai i watt, qui fai la differenza. Butto un occhio sul Garmin, 33 Km/h di media dopo 20 km. Magari riuscissi a tenere sto passo per 90 km. Stay focus. Torno a guardare unicamente il cardio. Fisso in Z2, non strafare. Pedalo da Dio. Dopo 35 km inizia a piovere. Scontato, che cosa ti aspetti in Irlanda? La pioggia è leggerissima, nebulizzata, ma in poco tempo la strada si bagna pesantemente, e in discesa diventa rischioso. Ho settato l’allarme sul Garmin ogni 30 minuti, ogni mezz’ora mezza barretta. La prima mezz’ora se ne va via subito, dopo ho la sensazione che il tempo si dilati e la seconda mezz’ora sembra non finire più. “Quando suona sto Garmin? Io c’ho un po’ fame”, e butto dentro un’altra mezza barretta. Da qui in poi commetto lo sbaglio piu’ grande, che paghero’ durante i 21 km di corsa: mangio troppo, più barrette di quelle previste dal piano pre-gara.

Completo i 90 km di bici in 2 ore e 38 minuti, 34 Km/h di media, raggiungendo la seconda transition area posta all’interno di Phoenix Park nel centro di Dublino. Qui perdo altri 8 minuti. Devo fare la pipì ma i 3 bagni sono tutti occupati. Aspetto. Finalmente riesco a partire, sto bene, sento che posso gestirla alla grandissima questa mezza maratona. I primi km sono sul mio passo, 5.05-5.10 min/km, non corro ma mi sposto ovviamente, ma per uno che ha iniziato a correre da 1 anno e mezzo, non posso fare di meglio. Al sesto km inizio ad avvertire delle fitte intestinali. “Ecco fatto, ho mangiato troppe barrette, oggi sicuro mi cago addosso e ho fatto anche la cazzata di mettermi il body bianco! Proprio una bella figura di merda”. Avvisto una toilette e mi fermo, non succede nulla e riparto. Tengo il mio passo fino all’11esimo km, qui di nuovo fitte intestinali. Questa volta mi devo fermare assolutamente, sono al limite. Entro nella toilette, e in 2 minuti sono fuori. Sto meglio ma continuo ad avere problemi per altri 5 km e il mio passo inevitabilmente si alza. Solo al 16esimo Km la situazione migliora e posso tornare a correre decentemente. Adesso ho solo un chiodo fisso in mente: “se finisco sopra le 5 ore e 30 mi incazzo proprio”. Smetto di guardare il Garmin, penso solo a spingere e a correre piu’ forte possibile, sperando di recuperare un po’ di tempo perso.



I 5 km finali incominciano a passare uno dopo l’altro, ma inizio ad accusare la mezza maratona. Insisto,  mancano solo 1.5 km alla fine. Sento lo speaker che da lontano acclama l’arrivo di altri atleti. Sono vicino, vicinissimo. Giro una delle ultime curve e mi accorgo che ho ancora un rettilineo di 500 metri da fare all’andata e al ritorno. Infinito. Vorrei fermarmi e camminare, invece no, questa volta mi impongo di continuare a correre. Spingo ma sto soffrendo. Primo rettilineo fatto, adesso di nuovo, al ritorno. Infinito. Sembra quasi fatta, saranno rimasti sì e no 600 metri alla fine. Stringo i denti fino all’ultima curva, entro nel red carpet. Ora sono solo i 50 metri finali, i più belli. Intorno tanto pubblico, davanti a me solo lo speaker ufficiale dell’ironman. Qui la fatica si annulla, sono entrato ormai nella dream zone, batto il cinque allo speaker che mi tende la mano urlandomi “bravissimo” in un italiano che sa più di inglese, e passo sotto l’arco della finish line. Mi giro per guardare il tempo finale: 5 ore e 22 minuti. Daje cazzo!!! Per la seconda volta questa medaglia da finisher me la sono proprio sudata!


Bruno invece finirà con un gran tempo di 4 ore e 53 minuti, un po’ deluso perché al di sopra delle aspettative pre-gara. Per me invece, ci vorranno ancora un po’ di tempo e migliaia di km prima di portare a casa una prestazione Sub5.

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